L’apicoltura in Romagna ha avuto da sempre un ruolo molto importante; esistevano scuole di apicoltura, cattedre ambulanti, corsi per esperti apistici già all’inizio del 900.


A cura del Dott. Antonio Bassini
Clinica Veterinaria Porta Schiavonia (Forlì)

Le api sono insetti molto particolari, fanno parte di quella ristretta cerchia chiamata “superorganismi” ( solo tre popolazioni di individui possono essere così identificate: le altre sono le Formiche e l’ Eterocefalo Glabro o talpa senza pelo), e cioè:  ciascun individuo è dipendente dalla colonia per la sua sopravvivenza e può essere assimilato ad una singola cellula del corpo di un organismo superiore, il quale non può fare a meno delle singole unità (cellule) sane e perfettamente funzionanti per garantire la sopravvivenza dell’intero suo sistema vitale.

Le api, suddividono il loro superorganismo così:

  • Bottinatrici (garantiscono approvvigionamento e nutrizione)
  • Regina ed i fuchi (maschi) rappresentano l’apparato riproduttivo
  • Ventilatrici e quelle acquaiole fanno sì che all’interno dell’alveare la temperatura sia costante, sui 35-37C ° circa, sia in estate che in inverno guardiane si occupano della sicurezza e difesa dell’alveare
  • Nutrici pensano alla secrezione e produzione
  • Spazzine alla escrezione e pulizia

La costruzione dei favi è affidata alle api ceraiole.

Fin dall’antichità l’uomo ha tenuto in grande considerazione le api ed apprezzato i loro prodotti ( miele, polline, cera e propoli) come rimedio e prevenzione di molte patologie, per la conservazione dei cibi e come delizia per il palato. Il miele viene utilizzato da almeno 12 mila anni, come confermano le pitture rupestri, mentre le prime tracce di arnie costruite dall’uomo risalgono al VI millennio a.C. circa. Il miele per i Greci era il “cibo degli dei” e l’alimento per la lunga vita.  La frase attribuita ad Einstein secondo cui “se l’ape scomparisse dalla faccia della Terra, all’uomo non resterebbero più di quattro anni di vita” è ormai nota, e di fatto molte colture dipendono dalla  azione impollinatrice dell’ape, per cui si innescherebbe un processo a catena.

L’apicoltura che conosciamo è relativamente recente in quanto si fa risalire al 1851 con l’invenzione dell’arnia razionale a favi mobili (Langstroth).

L’apicoltura in Italia è consapevole che l’apis mellifera, la specie maggiormente usata in agricoltura, non è in estinzione ma è minacciata da fattori esterni quali l’utilizzo di antiparassitari e pesticidi, l’inquinamento ed il cambiamento del suo habitat abituale a causa dell’avvento della agricoltura “industriale”.

L’APICOLTURA IN ROMAGNA

L’apicoltura in Romagna ha avuto da sempre un ruolo molto importante; esistevano scuole di apicoltura, cattedre ambulanti, corsi per esperti apistici già all’inizio del 900. Rimane famoso il commento di Charles Dadant (nato negli Stati Uniti nel 1817 e morto in Francia nel 1902, considerato l’inventore dell’arnia moderna) che nel suo viaggio in Italia visitando gli apiari romagnoli li definì “l’espressione della migliore apicoltura mai vista”. E’ di Forlì il primo “Consorzio Obbligatorio Apicultori “ nato in Italia. Non c’è quindi da stupirsi se la Città di Cesena ha aderito con entusiasmo al progetto BeePathNet.

Il Progetto europeo “BeePathNet – Building and Connecting Urban Bee-Aware Cities in Europe” (Promuovere e connettere città sensibili al tema dell’apicoltura urbana in Europa) è il primo Progetto Internazionale nato per creare una rete europea di città che sviluppino l’apicoltura urbana e che lavorino per promuovere la conoscenza della biodiversità anche nei contesti cittadini: la città di Cesena dal 2018, insieme ad altre quattro città europee, fa parte di questo progetto!

FAO, GIORNATA MONDIALE DELLE API

Il 20 maggio si celebra la Giornata Mondiale delle Api. Istituita nel 2017 con una Risoluzione delle Nazioni Unite, la Giornata ha l’obiettivo di sensibilizzare l’opinione pubblica e i decisori politici sull’importanza di questi insetti, fondamentali per l’equilibrio degli ecosistemi e per la nostra sicurezza alimentare. Oltre agli Apicoltori, anche la Sanità pubblica Veterinaria della Regione Emilia-Romagna ed i Servizi Veterinari delle Ausl agiscono per tutelare il nostro patrimonio apistico, controllando le produzioni con un approccio integrato, dall’allevamento delle api alla produzione del miele e degli altri prodotti dell’alveare.

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