C’è Baio, il cane di Filippo Aldrovandi, dipinto dal Guercino. C’è il piccolo Pugg, il carlino che William Hogarth volle accanto a sé nell’autoritratto. E poi il cucciolo bianco e nero abbracciato alla sua padroncina Miss Jane Bowles nell’olio su tela di Joshua Reynolds…


Sono sedici i Ritratti di cani memorabili, come recita il sottotitolo del volume La mia storia nell’arte (Nfc edizioni, 2021) in cui Lia Celi, Sabrina Foschini, Alessandro Giovanardi, Massimo Pulini danno voce a quegli esseri del mondo animale che da sempre sono considerati i migliori amici dell’uomo.

Nell’introduzione, Gianluca Puliatti (a cui si deve l’idea del libro) spiega che «La chiave di questo progetto è proprio quella di dar loro, per la prima volta, un ruolo da protagonisti e restituirgli quell’importanza che non hanno mai chiesto, ma che si sono guadagnati con costanza e amore, vivendo al nostro fianco, sin dalle origini della storia».

Puliatti racconta che la sua «personale passione per la cinofilia è nata dall’adozione di Sullivan, un labrador retriver con il quale io e la mia compagna viviamo esperienze di reciproche soddisfazioni e collaborazioni». Dopo due anni dall’adozione di Sullivan, la famiglia si è allargata con l’arrivo di Murdock. Ciascun cane ha la sua storia da raccontare, dice Puliatti, e quindi «Perché non cercare queste tracce nel mondo dell’arte che, grazie al mio lavoro, mi tiene compagnia tutti i giorni? Il cane nell’arte è infatti l’essere vivente maggiormente rappresentato, dopo l’uomo».

Sabrina Foschini, artista e scrittrice, docente di Storia della Moda alla Laba di Rimini, nel suo intervento “Pittura da cani” allarga la visione: «Per il cane è stato coniato un motto, che in questo libro proveremo a ribaltare, ovvero L’uomo è il migliore amico del cane», aggiungendo che «Non stupisce che la storia dell’arte, espressione concreta e spirituale dell’uomo, rechi costanti tracce di questo legame che, da utilitaristico, è diventato sempre più squisitamente affettivo».

Foschini indaga l’universo artistico a partire dalle pitture rupestri per arrivare al Novecento di Felice Casorati e Andy Warhol (e non solo), senza tralasciare riflessioni filosofiche e letterarie. Merita una citazione il brano in cui Sabrina Foschini scrive che «Di certo il cane più famoso della letteratura è quello di Ulisse, Argo, il solo individuo a riconoscerlo, quando rientrato a Itaca dopo vent’anni di guerra e di traversie, si ripresenta alla sua reggia nelle vesti di mendicante. Argo appena tratteggiato nei versi dell’Odissea, lascia comunque una traccia indelebile nell’immaginario collettivo, lui che soltanto dopo aver assolto il lungo dovere dell’attesa, si abbandona alla morte per vecchiaia e stanchezza».

Ad aprire i ritratti di “cani memorabili” non poteva che essere l’affresco di Piero della Francesca Sigismondo Pandolfo Malatesta in preghiera davanti a San Sigismondo che si trova nel Tempio malatestiano di Rimini e che raffigura il signore della città con i suoi due levrieri, “Il Nero e il Bianco”, raccontati da Alessandro Giovanardi, storico e critico d’arte, docente di Arte sacra e di Iconografia e iconologia all’Issr di Rimini-San Marino-Montefeltro, nonché direttore della rivista “Ariminum”.

Trovano poi la loro voce, sempre per la penna di Giovanardi, i cani raffigurati da Tiziano nel Ritratto di Federico II Gonzaga, dal Bronzino nel Ritratto di Guidobaldo della Rovere Duca di Urbino, da Felice Casorati in Beethoven.

Con Massimo Pulini, pittore, scrittore, storico dell’arte e titolare della cattedra di Pittura all’Accademia di Belle Arti di Bologna, prendono vita i cani ritratti da Andrea Lilio in San Rocco, da Guercino in Il cane di Aldrovandi, da William Hogarth in Autoritratto con cane e da Lucian Freud nell’inquietante Doppio ritratto.

Sabrina Foschini, dopo il saggio iniziale e la poesia dedicata ad Argo, dà voce al cucciolo ritratto dal già citato Joshua Reynolds nel quadro Miss Bowles e il suo cane, da Edwin Henry Landseer in Un eminente membro della società umana, da Gustave Courbet in Autoritratto con cane nero, da Giovanni Boldini in La marchesa Luisa Casati con un levriero, da David Hockney in Dog painting 19, il dipinto più recente riportato nel volume (1995).

L’unica pittrice inserita ne La mia storia nell’arte è la messicana Frida Kahlo, con il suo olio Autoritratto con Xolotl. E proprio il cane Xolotl è il narratore protagonista del capitolo scritto da Lia Celi, giornalista, scrittrice e conduttrice televisiva, che dà voce anche ai cani ritratti da Edouard Manet in Tama e da Andy Warhol in Ritratto di Archie.

La mia storia nell’arte. Ritratti di cani memorabili si chiude con due poesie, quella di Jacques Prévert “Tanto peggio” e, nel risvolto del volume, gli ironici versi di Gianni Rodari “Il povero ane”.

Lia Celi, Sabrina Foschini, Alessandro Giovanardi, Massimo Pulini – La mia storia nell’arte. Ritratti di cani memorabili – Nfc edizioni, 2021

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *