Un guinzaglio mal gestito inibirà la libertà di movimento, innescando frustrazioni sensoriali e comportamentali nel cane minando la qualità dell’intera relazione. Ecco le informazioni di base per utilizzare questo strumento con maggiore consapevolezza.


di Michele Cleo
Addestratore ENCI professionista presso I-Doggy Rimini

Generalmente la domanda mi viene posta in questi termini: ”avrei bisogno che mi insegnasse a gestire il cane al guinzaglio”. Ecco la prima cosa da fare è modificare la richiesta in: “avrei bisogno che mi insegnasse a gestire il guinzaglio”.

Michele Cleo

Il perché di questa precisazione? Il guinzaglio è uno strumento di comunicazione tra cane e uomo, non solo permette una connessione fisica, bensì anche una immateriale; tramite di esso vengono trasmesse informazioni reciproche (per percepire le informazioni che ci fornisce il cane dobbiamo essere attenti nel riconoscerle). Quello che il cane percepisce dal guinzaglio serve per completare le informazioni verbali date al cane per stabilire il come comportarsi. Lo stato emozionale del conduttore è costituito da intenzioni, emozioni e stati d’animo, che possono essere positivi (tranquillità, serenità, sicurezza, ecc…) o negativi (ansia, paura, incertezza, ecc…). Tutto ciò viene trasmesso al cane, volontariamente o involontariamente, tramite il guinzaglio. L’uomo sfoggia quindi con maestria tante comunicazioni inconsapevoli (spesso errate per il contesto), comunicazioni che il cane con altrettanta maestria percepisce ed elabora; da qui le prime incomprensioni, lo stesso gesto per l’uomo ha un significato, mentre per il cane ne ha un’ altro.

Dopo diversi anni nel settore ho due certezze. Uomo e cane per stare bene assieme devono avere una corretta interazione, per averla occorre una comunicazione chiara e infraintendibile. Quindi è indispensabile conoscere il corretto linguaggio comunicativo, nel nostro caso si traduce nel corretto utilizzo del guinzaglio.

L’ altra certezza è che nella comunicazione intraspecifica (tra individui della stessa specie) e interspecifica (tra individui di specie differenti), sussurrare le cose sia più funzionale che urlarle; da questo prende forza il termine “morbido”. L’utilizzo del guinzaglio deve quindi essere tenuto “morbido”, ovvero lasco, in tal modo comunicheremo positività ed i cani risponderanno con la stessa positività; contrariamente tenendo il guinzaglio teso, comunicheremo negatività, ottenendo comportamenti negativi e talvolta di chiusura nella relazione. Ovviamente questo non preclude che all’ occorrenza non possa manifestarsi un “colpetto” (piccola trazione) nell’ uso del guinzaglio, atto a fornire un messaggio. Un guinzaglio gestito in modo corretto permette al cane di muoversi in condizioni controllate, con un margine di libertà tale da consentirgli di vivere stimoli psicofisici essenziali al suo benessere, garantendo sicurezza e vicinanza. Un guinzaglio mal gestito inibirà la libertà di movimento, innescando frustrazioni sensoriali e comportamentali.

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