Articolo a cura di Arianna Marcelli – Psicologa.

Gli animali sono ormai diventati parte integrante delle nostre vite, sono entrati nelle nostre famiglie e spesso assumono un vero e proprio ruolo, come il resto dei membri. Da subito si struttura un legame profondo, li amiamo e ci affezioniamo. D’altronde non esiste un modo complicato di stare in relazione con loro. Dopo che è stato fornito loro un riparo e del cibo, quell’animale è legato a noi, si stabilisce sin da subito una relazione di accudimento. Non appena si accarezzano le loro teste e il loro manto, la risposta che si riceve è spesso positiva e gioiosa. Visibilmente l’animale reagisce con fusa o scodinzolando.

Questa risposta ci fa amare e apprezzare ancora di più la relazione, perché riceviamo il rinforzo che non sempre possiamo ottenere dalle persone, soprattutto con la stessa rapidità che invece è fornita da un animale. Gli animali domestici offrono amore incondizionato. Forse è per questo che le interazioni uomo-animale, apparentemente, stimolano la produzione di ossitocina, conosciuta anche come “ormone dell’amore”. L’ossitocina migliora il legame sociale e l’intimità relazionale, aiutando ad alleviare ansia e stress.

Certamente gli animali vanno amati e rispettati, ma viene sempre considerata e rispettata la loro natura?

Purtroppo, come ogni storia d’amore, anche quella tra essere umano e animale può diventare disfunzionale, sfociando in una vera e propria dipendenza affettiva.

Spesso, la scelta di adottare un animale (che sia un cane, gatto, tartaruga, pappagallo) è dettata dal ricercare una compagnia in casa, quindi, l’obiettivo può divenire quello di colmare e ridurre il senso di solitudine.

Quando la relazione che si intrattiene con gli animali domestici diventa morbosa, eccessiva, si tende a non considerare più la distinzione con l’essere umano, finendo per rapportarci con loro come fossero persone.

Gli animali diventano sin da subito i nostri compagni, ci sentiamo bene perché sono con noi anche quando nessun altro lo è. Al contempo, l’animale a differenza delle persone non ci giudica, ci accetta e accetta le nostre manifestazioni di affetto incondizionatamente. Questo rinforza di gran lunga il legame, sentiamo che possiamo esprimerci senza invalidazioni, senza preoccupazioni di poter essere rifiutati e con la certezza che non ci abbandonerà.

Pensiamo solo al fatto, che come esseri umani nella nostra vita quotidiana, riceviamo grandi ferite e frustrazioni dalle nostre relazioni con le altre persone. Crediamo di non poter ricevere tutto l’amore che meritiamo.

Quando si perde il punto di vista obiettivo, ci dimentichiamo che un animale non è un essere umano e non potrà mai esserlo, questo può portare all’instaurarsi di un rapporto morboso.

E’ anche importante ricordare quale sia il confine oltre il quale addomesticare ed educare un animale diventa irrispettoso per la sua natura, ignorando e non assecondando le sue reali esigenze. In questo caso, non è un amore per gli animali, ma un bisogno d’affetto incontrollato nei loro confronti.

Stabilire una relazione sana con un animale significa riconoscere che l’uomo e l’animale sono su due piani diversi, non lo si umanizza ma si ha cura della loro natura di essere liberi, con necessità e bisogni diversi dai nostri.

Quando il rapporto con il proprio animale è disfunzionale, costruito sul soddisfacimento del proprio bisogno di vicinanza e affetto, diventa complesso anche superare la loro perdita. Gli animali infatti, percorrono con noi solo un breve periodo e ci salutano molto prima di quanto si desidererebbe. A volte ce ne dimentichiamo, diventano membri ufficiali della famiglia e separarsene talvolta risulta difficile. Chiaramente, esistono variazioni nel significato che gli esseri umani attribuiscono agli animali domestici nella loro vita, così come c’è varianza nel livello di angoscia sperimentato in seguito alla loro perdita.

Il dolore provato, legato alla perdita del proprio animale è comparabile al dolore che si prova quando perdiamo un parente, a volte è anche più intenso (Nella misura in cui il legame uomo-animale domestico costituisce un legame di attaccamento, la risposta in seguito alla separazione o alla perdita di un animale da compagnia dovrebbe essere simile a quella sperimentata per la perdita di un legame di attaccamento umano). Più il rapporto che abbiamo costruito in vita era di forte attaccamento e più la separazione è ostacolata. In quanto non è solo perdere il proprio animale domestico ma è perdere qualcosa in più, è perdere un compagno pronto all’ascolto. È perdere qualcuno in grado di starci vicino di fronte alle emozioni tristi, qualcuno che accoglieva le nostre manifestazioni di affetto e ci faceva sentire il calore della vicinanza.

Inoltre, altre variabili possono fornire informazioni su ciò che complica il processo di lutto, tra cui: causa della morte, perdite precedenti che l’individuo ha subito, convinzioni e supposizioni degli individui sul mondo e su sé stessi, fattori di personalità.

Quelli di noi che hanno perso animali domestici potrebbero aver vissuto un doloroso processo di lutto. la terapia cognitivo comportamentale (CBT), che aiuta i pazienti a imparare a riformulare i pensieri in modo che siano più positivi. È stato dimostrato che la CBT produce notevoli riduzioni del disturbo da lutto prolungato.

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